12 ottobre, 2020

Salute pubblica e assistenza di territorio

La pandemia di Covid-19 riprende a correre ancora più di prima. Riprendono ancora più frequenti gli appelli alla territorialità. Tutti affermano che il Covid si batte sul territorio. 

Come spesso succede quando i ragionamenti si riducono a slogan più facilmente si diffondono. Più facilmente se ne perde però il significato.

Lo slogan si trasforma, un po' alla volta in mantra. La soluzione verrà quindi dalla meditazione collettiva? Auguriamocelo. 

Io sono fortemente convinto che la soluzione deve venire fuori dal dibattito, civile ma serrato, dal confronto.

Il più delle volte mi capita di ascoltare, o leggere, a proposito di territorio, alcune proposte che riguardano il dipartimento di sanità pubblica (dipartimento di prevenzione), e proposte che riguardano una parte delle cure primarie, MMG e PLS. Tutto qui? Il sostantivo TERRITORIO è diventato una sineddoche. Il contenente diventa contenuto.

Questa settimana L'Espresso ed Emergency annunciano una iniziativa per la sanità pubblica "le idee che fanno bene". Sicuramente una buona proposta di una gloriosa ONLUS e di un autorevole settimanale.

Non vedo, almeno io non vedo, la partecipazione dei tanti bravi operatori del SSN a questa fase che vorremmo di rinascita.

La pandemia riprende a correre e si moltiplicano le segnalazioni che dicono che siamo arrivati, almeno in parte, impreparati alla prevista ripresa d'autunno del Covid. 

Il territorio non si è sviluppato quanto necessario e auspicato.

Io sono convinto che questo è successo perché manca il confronto, il dibattito sulle idee e sulle competenze. 

Abbiamo bisogno di ridisegnare l'assistenza alla persona nel contesto extra ospedaliero. Non dobbiamo scambiare l'assistenza territoriale collettiva del dipartimento territoriale con l'assistenza alla persona. Assistenza di base ma anche specialistica. Assistenza extra ospedaliera, ma anche domiciliare e residenziale. Assistenza no-profit anche attraverso soggetti privati accreditati. 

In questa delicata fase non possiamo rinunciare al pensiero organizzativo. Non possiamo rinunciare a coltivare le idee. Non possiamo abdicare al nostro ruolo di curare le idee sbagliate.   

01 ottobre, 2020

29 settembre, 2020

25 settembre, 2020

Le Regioni Devono tornare indietro o finalmente cominciare a progettare la medicina di territorio

Senza radici culturali, senza formazione e ricerca all’altezza dei problemi che devono affrontare gli operatori delle cure primarie, dai medici di famiglia agli infermieri, sono destinati a rimanere le Cenerentole del SSN (G. Maciocco) cure primarie, come?


    La Repubblica Salute 22.09.20 


Il Manifesto “Verso il libro azzurro” prodotto da un gruppo di giovani medici di famiglia, infermieri e antropologi ha l’ambizione di

rinnovare in profondità le cure primarie e la medicina di famiglia in Italia.

Un gruppo che – si vede dal nome Campagna 2018. Primary Health Care. Now or never” – ha come faro ideale e strategico la (molto nota) Dichiarazione di Alma Ata del 1978 e come riferimento politico e programmatico un documento sconosciuto in Italia, ma non in Portogallo: il Libro Azzurro, “Livro Azul – Um futuro para a Medicina de Familia em Portugal”.


La Repubblica Salute 22.09.20


        E' mai realmente esistita la medicina di territorio?


10 settembre, 2020

Basaglia da rileggere

In questa insolita estate mi è venuta voglia di rileggere L'istituzione negata di Franco Basaglia.

Sono convinto della attualità dei suoi scritti. Ancora di più, mi sono convinto che la pertinenza di questi scritti vada oltre l'area psichiatrica e anzi debbano essere utile punto di riferimento per l'intero SSN.

A seguire pochi significativi stralci. 

Buona lettura, buona rilettura



"La riorganizzazione interna sarebbe così incominciata a svilupparsi dalla base invece di partire dal vertice, nel senso che, anziché presentarsi come uno schema cui la vita comunitaria dovesse aderire, sarebbe stata la vita comunitaria stessa a creare un ordine nato dalle sue esigenze e dalle sue necessità: l’organizzazione, invece di basarsi su una regola imposta dall’alto, sarebbe diventata essa stessa un atto terapeutico..." 

 

"Vivere dialetticamente le contraddizioni del reale è dunque l’aspetto terapeutico del nostro lavoro. Se tali contraddizioni - anziché essere ignorate o programmaticamente allontanate nel tentativo di creare un mondo ideale - vengono affrontate dialetticamente; se le prevaricazioni degli uni sugli altri e la tecnica del capro espiatorio - anziché essere accettati come inevitabili - vengono dialetticamente discusse, cosi da permettere di comprenderne le dinamiche interne, allora la comunità diventa terapeutica. 

 

"Ciò che si è rivelato antiterapeutico e distruttivo nelle istituzioni psichiatriche non è una tecnica particolare o un singolo strumento, ma l’intera organizzazione che - tesa com’è all’efficienza del sistema — ha inevitabilmente oggettivato ai suoi occhi il malato" 

 

(da "L'istituzione negata" di Franco Basaglia – 1968)

22 agosto, 2020

Ripensare il tema della salute

In questi giorni ho avuto modo di conoscere questa interessante esperienza. Esperienza che ha evidentemente molta attinenza con il tema della salute  

La pandemia di CoVid 19 ha portato molti ad affermare la necessità di rivalutare il territorio e le esperienze positive che comunque impattano sul benessere della comunità  


 Cosa si intende per CSA (agricoltura sostenuta dalla comunità locale) e come funziona?

di redazionale - 14/01/2008

Con l’abbreviazione CSA (Community Supported Agricolture, cioè agricoltura sostenuta dalla comunità locale) si intende una strategia innovativa ed assai utile per

mettere in comunicazione i coltivatori locali con i consumatori locali;

sviluppare il rifornimento locale di cibo e favorire una forte economia locale;

sviluppare un senso di appartenenza locale;

incoraggiare una corretta gestione del territorio:

rendere onore alle conoscenze e alle esperienze dei coltivatori a produttori che lavorano in piccole e medie imprese.

CSA è un modello di agricoltura locale le cui origini risalgono a trent’anni fa in Giappone, dove un gruppo di donne preoccupate dall’aumento delle importazioni di cibo ed il relativo calo della

 

popolazione impegnata in agricoltura promossero un rapporto diretto “produzione-acquisto” tra il loro gruppo e i contadini locali. Questo modello di organizzazione, in Giapponese “teikei”, si traduce con “metti la faccia del produttore sul cibo”. Questo concetto attraversò l’Europa e fu adattato alla situazione statunitense e la nominato Community Supported Agricolture (agricoltura sostenuta dalla comunità) presso la Indian Line Farm, in Massachussetts, nel 1985. A gennaio 2005 Canada e Stati Uniti contano oltre 1500 aziende afferenti al CSA.

Csa è una associazione di mutuo impegno tra una azienda agricola e una comunità di sostenitori, e prevede un collegamento diretto, una sorta di associazione, tra il produttore ed il consumatore di cibo. I sostenitori dell’associazione coprono le spese di gestione annue dell’azienda attraverso l’acquisto di una parte del raccolto stagionale. I membri dell’associazione si impegnano, con un contratto, a sostenere l’azienda per tutta la stagione e si assumono i costi, i rischi e ricavi della produzione, insieme al produttore stesso. Gi associati contribuiscono all’acquisto di semi, fertilizzanti, acqua, alla manutenzione delle attrezzature, aiutano nel lavoro. In cambio l’azienda fornisce, al massimo delle proprie possibilità, una fornitura di freschi e sani prodotti di stagione durante il raccolto. Essere parte dell’associazione significa instaurare una responsabile relazione tra le persone e il cibo che mangiano, il territorio sul quale questo cresce e coloro che lo coltivano. La relazione di sostegno mutualistico tra gli agricoltori locali e gli associati della stessa comunità, contribuisce a rendere il funzionamento dell’azienda agricola economicamente stabile, e assicura ai membri della comunità il prodotto di miglior qualità, spesso a prezzo inferiore di quello al dettaglio. D’altro canto, ad agricoltori e coltivatori viene garantito un mercato sicuro per un’ampia varietà di prodotti.


Come funziona la CSA

Denaro, associati e amministrazione

Un agricoltore o coltivatore, spesso con il sostegno di un comitato di gestione, stila un budget che riporti i costi di produzione annuali. Questo budget include tutti gli stipendi, i costi di distribuzione, gli investimenti per l’acquisto dei semi e per gli attrezzi, i pagamenti dei terreni, la manutenzione dei macchinari etc.... L'ammontare delle spese è quindi diviso per il numero di associati che saranno riforniti dall’azienda. In base a questa divisione viene determinato il costo di ogni quota del raccolto. Una quota è solitamente concepita per fornire il fabbisogno settimanale di verdura di una famiglia composta da quattro persone (anche se il quantitativo può variare). Alcune CSA forniscono anche farina, frutta, carne, miele, uova, latticini.

Gli associati prenotano e acquistano le loro quote e versano una somma forfettaria ancora prima della semina, all’inizio della stagione, o in varie rate lungo il periodo della produzione. Le spese di produzione sono quindi coperte ed i coltivatori iniziano a ricevere reddito appena inizia il lavoro. In cambio dei propri investimenti, gli associati del CSA ricevono una borsa di prodotti freschi, coltivati localmente e solitamente biologici una volta a settimana dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, occasionalmente durante l’inverno nel nord, mentre per tutto l’anno nelle zone più miti. Gli associati preferiscono un’ampia varietà di verdure ed erbe, che favoriscono la coltivazione integrata e la coltivazione di piante diverse nella stessa area (CONSOCIAZIONE DI PIANTE).


Queste pratiche aiutano nel limitare i fattori di rischio e offrono molti benefici al suolo. Le coltivazioni sono piantate in successione per provvedere ad un continuo approvvigionamento settimanale di diversi ortaggi. Come le coltivazioni si alternano nel corso dell’anno, le suddivisioni settimanali cambiano di quantità e tipologia di prodotto, rispecchiando la locale stagione produttiva e le condizioni di coltivazione.

I CSA variano considerevolmente a seconda della natura dell’azienda, delle pratiche agricole, e degli obbiettivi dell’azienda e della comunità. Le associazioni devono coinvolgere diverse fasce della comunità, incluse le famiglie a basso reddito, senza casa, cittadini anziani ed individui diversamente abili. Talvolta viene richiesto dalle aziende un pagamento extra per le consegne a domicilio, ma la maggior parte dei CSA invitano i membri a visitare le aziende e accolgono volentieri lavoratori volontari. Talvolta sono accettate quote lavorative (la fornitura di 3 o 4 ore di aiuto sotto forma di lavoro) in cambio di uno sconto sulle quote di prodotto. L'apprendistato sta diventando sempre più popolare in molte CSA. Per alcune fattorie costituisce parte integrante del loro successo. L'apprendistato offre un valido addestramento pratico. La gestione della proprietà tende ad essere molto flessibile. Oltre alla proprietà privata, c'è l'affitto del terreno con canoni di affitto strutturati come in un normale budget. CSA (Community Supported Agriculture) rappresenta anche un'ottima opportunità di avere del terreno sotto qualche forma di gestione associativa.

Ogni CSA si sforza col tempo di mettere in atto una operazione totalmente sostenibile, sia dal punto di vista economico che da quello dell’ambiente. Molti tentano di sviluppare i loro più forti potenziali ampliando l’offerta di prodotti addizionali come miele, frutta, carne, uova, etc. Reti di CSA si sono create per sviluppare economie


associative, attraverso la coltivazione offrendo una più ampia gamma di prodotti in forma cooperativa. Alcuni CSA riforniscono di prodotti ristoranti locali, banchi ambulanti lungo le strade, o mercatini di produttori. Distribuzione e gestione Anche le modalità di distribuzione sono differenti. Una volta raccolto il prodotto, viene quantificato l’intero ammontare, ed è determinato il peso totale o il numero totale che ciascuna quota deve ricevere. Alcuni CSA hanno degli associati che si recano presso l’azienda e pesano la propria parte di raccolto, lasciando agli altri membri ciò che non interessa loro riscattare come surplus, e magari trovano qualcos’altro di cui possono servirsi. Altre azienda hanno un gruppo di distribuzione che pesa e impacchetta le parti che vengono poi ritirate dagli associati presso l’azienda e i punti di distribuzione. Molti i vantaggi ottenuti all’approccio di marketing diretto del CSA: oltre alla ripartizione del rischio, e al pagamento anticipato dei costi dell’azienda, altri, non meno importanti, sono il minimo sperpero della produzione agricola, il minor bisogno di stoccaggio a lungo termine dei prodotti, e la predisposizione dei consumatori ad accettare dei prodotti con delle piccole e naturali imperfezioni.

Un gruppo di gestione composto da produttori, distributori ed amministratori ed alcuni membri del CSA, sono spesso il corpo decisionale che definisce gli obiettivi a breve e lungo termine, elabora il budget, promuove la promozione, organizza eventi ed incontri annuali, una newsletter per i membri, tutte azioni che portano al massimo livello possibile la comunicazione tra l’azienda e i suoi associati.

Perchè è importante l’agricoltura supportata dalla comunità locale?


Il marketing diretto del CSA offre ai produttori il più ampio ritorno sui propri prodotti

Il metodo del CSA mantiene gli investimenti in cibo all’interno della comunità regionale, e contribuisce al mantenimento e alla stabilizzazione della produzione alimentare regionale.

Il CSA promuove la comunicazione e cooperazione tra produttori locali

Con un mercato garantito per i propri prodotti, gli agricoltori possono investire il proprio tempo facendo al meglio il proprio lavoro, piuttosto che andare alla ricerca di clienti

Il CSA sostiene la biodiversità di una regione e la diversità dell’agricoltura attraverso la salvaguardia dei piccoli agricoltori che producono un’ampia varietà di prodotti

Sono opportunità di dialogo tra produttori e consumatori Creano un senso di responsabilità sociale e di amministrazione del territorio locale.

Il CSA pone direttamente la faccia degli agricoltori sul cibo, e aumenta la conoscenza di come, dove e grazie a chi il nostro cibo cresce.


Agricoltura sostenibile