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18 febbraio, 2021

Povertà sanitaria

Draghi richiama l'attenzione su una questione spesso trascurata 

    



La povertà sanitaria  - cifre che allarmano nell'ultimo rapporto del Banco Farmaceutico 

Povertà sanitaria: cifre che allarmano nell'ultimo rapporto del Banco Farmaceutico

 10 dicembre 2020

27 gennaio, 2021

Lo stallo della sanità pubblica

da Scienza in rete di Eugenio Paci: 

 https://www.scienzainrete.it/articolo/copia-incolla-del-piano-pandemico-e-crisi-della-sanità-pubblica/eugenio-paci/2021-01-21 


La vicenda del Piano Pandemico italiano ...  

                                                        ... Il metodo capro espiatorio, identificato con ampia copertura mediatica, ha come risultato quello di affidare la lettura di ogni fatto alla magistratura, che si presume possa portare alla verità con l’azione giudiziaria. La nostra storia recente dimostra, a mio parere, che non è così. Il problema è assai più profondo. La crisi del sistema di sanità pubblica in Italia esiste da anni ed è sia professionale che di governance. Non si tratta solo di risorse, di certo ridotte rispetto alle aspettative, ma soprattutto di mancanza di rinnovamento tecnico, confusione politico-istituzionale e predominio di posizioni corporative. La riforma dell'istituto Superiore di Sanità, che pure era ormai necessaria, ha creato negli scorsi anni molti contrasti, soprattutto nel settore della gestione della sorveglianza epidemiologica. Al di là dei motivi specifici degli scontri, tale riforma non ha in ogni caso costituito l’avvio di una nuova struttura complessiva di governance. Uno stop politico che si è manifestato chiaramente con le dimissioni di Ricciardi, poi divenuto durante Covid-19 un consulente del Ministro Speranza, ma in primis un battitore libero della comunicazione.

Non si è, in tanti anni, affrontata in nessun modo la questione del rapporto Stato-Regioni, che non è solo questione costituzionale legata al Titolo V, ma anche inconsistenza delle reti tecnico-professionali, uno strumento operativo e di gestione cui la struttura della Conferenza Stato-Regioni non può bastare. La mancanza di una leadership di sanità pubblica, con forte autonomia e qualificazione a livello professionale e in grado di autorevolmente interagire con la politica nella gestione della pandemia, si è pesantemente sentita nella crisi Covid-19. C’è qualcosa nella conflittualità esasperata di questi anni in Italia che sembra più il portato di una stagione politica – e mediatica - che della sostanza tecnica, scientifica e professionale che deve informare una azione di sanità pubblica.

Ormai da anni, invece di interpellare la politica e le istituzioni, ci si accanisce a trovare il singolo responsabile, senza riuscire mai a confrontarsi sui programmi e sull’organizzazione o su fatti scientifici. Si cavalcano, spesso solo mediaticamente, pregiudizi, interessi corporativi o sospetti, in maniera più o meno fondata, ma sempre con grande rumore. Invece di favorire il cambiamento, si rischia di promuovere la conservazione del potere esistente o fenomeni gattopardeschi, facce nuove per pratiche antiche, che, spero, non saranno più tollerate.

La prospettiva che i fondi a prestito europei ci aprono può permettere una ripartenza, ma se non c’è chiarezza e condivisione di cosa deve essere cambiato e di come si governa la sanità pubblica rischiamo di ritrovarci ancora in questo, ormai assai paludoso, stallo. Mi auguro le società scientifiche e i diversi interessati e protagonisti della sanità pubblica siano consapevoli dell’urgenza. I dolorosi lutti li abbiamo avuti e li avremo ancora, attenzione all’ira funesta.

29 dicembre, 2020

Il tempo è un lusso

 Judy Wajcman, sociologa della London School of Economics, 

 

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In questi mesi, addirittura a livello europeo, sta prendendo piede una discussione a cui io plaudo molto e che seguo con interesse a proposito della cosiddetta “innovazione responsabile”. Nel concreto, se qualcuno fa domanda per una sovvenzione europea a favore di un progetto, quella persona deve essere in grado di dimostrare la propria responsabilità a livello etico e di rendere conto del valore sociale della propria idea. Credo che iniziare a discutere sulla tecnologia anche in termini di responsabilità etica sia fondamentale. Un’altra cosa che mi ha colpito è che oggi sembra essere di moda un’adorazione per gli algoritmi, si parla perfino di “governo algoritmico”. Eppure, dopo gli eventi legati al movimento Black Lives Matter, è stato appurato che alcuni algoritmi erano stati usati in maniera volutamente discriminatoria – ma direi che lo stesso sistema automatico del welfare system statunitense è tale da riprodurre implicitamente le disuguaglianze sociali vigenti nella società americana. Quindi anche in questo caso è importante discutere (al momento se ne parla più che altro a livello accademico) di “algoritmi etici”, che devono essere studiati, vagliati e valutati prima di essere applicati alle politiche governative per esempio, per fare in modo che non venga perpetrata discriminazione di nessun tipo.

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Per leggere l’intera intervista:

https://www.iltascabile.com/scienze/tirannia-tempo/

19 novembre, 2020

Antonio Addis intervista Domenico Mantoan Direttore generale AGENAS

Va' Pensiero


buone notizie  

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La ricerca non va fatta solo su terapie innovative ma anche sui modelli organizzativi più efficienti, confrontandosi con gli altri paesi. 

...

Il ruolo delle Regioni nell’organizzazione locale della sanità è indiscutibile; la possibilità per le Regioni di assumere autonomamente decisioni relative all’organizzazione ed erogazione delle prestazioni sanitarie è stata fondamentale. Secondo, che lo Stato deve avere un ruolo centrale nella programmazione nazionale e mai come nella pandemia questo suo ruolo è stato esaltato e addirittura sollecitato, le Regioni stesse hanno richiesto un coordinamento maggiore. Rispetto a un organismo politico-burocratico qual è il Ministero della salute, a cui spetta il compito di redigere le leggi guida per la programmazione, Aifa e Agenas – che lei correttamente definisce delle cerniere – e insieme ad esse anche l’Istituto superiore di sanità (Iss) devono assolvere la funzione di strutture tecniche che aiutano la politica a prendere delle decisioni

... 

In questa crisi, purtroppo, è invece venuto in parte a mancare quel ruolo che Agenas avrebbe potuto avere nella riorganizzazione delle cure primarie e degli ospedali e nella definizione degli standard e modelli organizzativi

Per leggere l'intera intervista:

https://forward.recentiprogressi.it/it/rivista/numero-20-avviene/interviste/cio-che-avviene-nella-organizzazione-del-ssn-dopo-covid-19/



08 novembre, 2020

Cambiamento

        GLI 8 STEP DEL CAMBIAMENTO

Nel suo bestseller “Leading Change” John Ko􏰀er identifica 8 step fondamentali da percorrere in un processo di cambiamento.

SENSO DI URGENZA

Creare un senso di necessità verso il cambiamento stesso che ne faccia percepire l’importanza per tu􏰀a l’organiz- zazione.

CREARE UNA VISIONE

Delineare in maniera efficace la visione del punto di arrivo a cui si mira nel processo di cambiamento.

RIMUOVERE GLI OSTACOLI

Rinforzare i comportamenti positivi gratificando pubblicamente le persone che supportano il cambiamento. Identificare problemi degli oppositori e provare a risolverli.

NON MOLLARE LA PRESA

Analizzare ogni obie􏰀ivo raggiunto tracciando cosa ha funzionato e quali sono invece gli elementi migliorabili da riproge􏰀are.

COSTRUIRE IL TEAM

Individuare gli “agenti del cambiamen- to”, ovvero le persone che possono aiutarvi nel percorso.

COMUNICARE LA VISIONE

Comunicare efficacemente la visione proge􏰀ata ai collaboratori di tu􏰀i i livelli con forza e in modo costante.

CREARE QUICK WINS

Proge􏰀are qualche obie􏰀ivo di breve termine che abbia una ricaduta immedia- ta in fa􏰀o di visibilità e di risultati o􏰀enuti per convincere anche i più sce􏰀ici.

FARE ATTECCHIRE

Incorporare il cambiamento nella cultura aziendale facendolo interiorizzare alle persone per scongiurare un ritorno allo stato iniziale.

                                  blog.teamsystem.com

             CHANGE MANAGEMENT

Hook S.r.l.

      

05 novembre, 2020

Il territorio, ci stavamo per dimenticare

E noi quando cominciamo almeno a parlarne della diversa organizzazione post CoVid-19 di MMG e PLS 

Nulla sarà come prima. Davvero? 


Da Salute Internazionale un interessante articolo



 https://www.saluteinternazionale.info/2020/11/medicina-di-famiglia-in-portogallo/?pdf=18058

03 novembre, 2020

le 3 D

  1. la disarticolazione dei lavoratori e dei luoghi di lavoro
  2. la dematerializzazione delle relazioni interpersonali
  3. la disintermediazione dei processi produttivi 


 

28 ottobre, 2020

Covid-19 in Spagna. La seconda ondata

Concludo sottolineando che le disuguaglianze sociali non hanno soltanto influenzato l’aumento del rischio nei lavoratori precari, ma hanno colpito anche ai gruppi più vulnerabili della società, quelli che hanno perso il lavoro o che si trovavano già in una situazione di esclusione sociale, e ai quali gli aiuti promessi dello stato, stanno arrivando lentamente e in ritardo a causa delle barriere burocratiche (come nel caso del Reddito Minimo Vitale), motivo per cui si sono sviluppate azioni solidaristiche dei gruppi di mutuo soccorso di questi quartieri per sopperire a queste carenze.

Abbiamo bisogno di un po’ di tempo, non soltanto per vedere come si comporta questa seconda ondata, ma per capire l’impatto che tanto il sovraccarico del sistema sanitario, quanto l’aumento delle disuguaglianze sociali avranno sulla salute collettiva dei cittadini spagnoli.

 

Javier Segura del Pozo, medico di sanità pubblica, Madrid

Traduzione di Maria Josè Caldes, medico di sanità pubblica, Firenze

12 ottobre, 2020

Salute pubblica e assistenza di territorio

La pandemia di Covid-19 riprende a correre ancora più di prima. Riprendono ancora più frequenti gli appelli alla territorialità. Tutti affermano che il Covid si batte sul territorio. 

Come spesso succede quando i ragionamenti si riducono a slogan più facilmente si diffondono. Più facilmente se ne perde però il significato.

Lo slogan si trasforma, un po' alla volta in mantra. La soluzione verrà quindi dalla meditazione collettiva? Auguriamocelo. 

Io sono fortemente convinto che la soluzione deve venire fuori dal dibattito, civile ma serrato, dal confronto.

Il più delle volte mi capita di ascoltare, o leggere, a proposito di territorio, alcune proposte che riguardano il dipartimento di sanità pubblica (dipartimento di prevenzione), e proposte che riguardano una parte delle cure primarie, MMG e PLS. Tutto qui? Il sostantivo TERRITORIO è diventato una sineddoche. Il contenente diventa contenuto.

Questa settimana L'Espresso ed Emergency annunciano una iniziativa per la sanità pubblica "le idee che fanno bene". Sicuramente una buona proposta di una gloriosa ONLUS e di un autorevole settimanale.

Non vedo, almeno io non vedo, la partecipazione dei tanti bravi operatori del SSN a questa fase che vorremmo di rinascita.

La pandemia riprende a correre e si moltiplicano le segnalazioni che dicono che siamo arrivati, almeno in parte, impreparati alla prevista ripresa d'autunno del Covid. 

Il territorio non si è sviluppato quanto necessario e auspicato.

Io sono convinto che questo è successo perché manca il confronto, il dibattito sulle idee e sulle competenze. 

Abbiamo bisogno di ridisegnare l'assistenza alla persona nel contesto extra ospedaliero. Non dobbiamo scambiare l'assistenza territoriale collettiva del dipartimento territoriale con l'assistenza alla persona. Assistenza di base ma anche specialistica. Assistenza extra ospedaliera, ma anche domiciliare e residenziale. Assistenza no-profit anche attraverso soggetti privati accreditati. 

In questa delicata fase non possiamo rinunciare al pensiero organizzativo. Non possiamo rinunciare a coltivare le idee. Non possiamo abdicare al nostro ruolo di curare le idee sbagliate.   

01 ottobre, 2020

25 settembre, 2020

Le Regioni Devono tornare indietro o finalmente cominciare a progettare la medicina di territorio

Senza radici culturali, senza formazione e ricerca all’altezza dei problemi che devono affrontare gli operatori delle cure primarie, dai medici di famiglia agli infermieri, sono destinati a rimanere le Cenerentole del SSN (G. Maciocco) cure primarie, come?


    La Repubblica Salute 22.09.20 


Il Manifesto “Verso il libro azzurro” prodotto da un gruppo di giovani medici di famiglia, infermieri e antropologi ha l’ambizione di

rinnovare in profondità le cure primarie e la medicina di famiglia in Italia.

Un gruppo che – si vede dal nome Campagna 2018. Primary Health Care. Now or never” – ha come faro ideale e strategico la (molto nota) Dichiarazione di Alma Ata del 1978 e come riferimento politico e programmatico un documento sconosciuto in Italia, ma non in Portogallo: il Libro Azzurro, “Livro Azul – Um futuro para a Medicina de Familia em Portugal”.


La Repubblica Salute 22.09.20


        E' mai realmente esistita la medicina di territorio?


10 luglio, 2020

Servizio di sanità pubblica DIFFUSO


Cosa abbiamo imparato da Covid-19? Recalcati in un'intervista a La Repubblica di oggi risponde così.

"Ci sono almeno tre tremende lezioni del Covid-19 che ci converrebbe non dimenticare ed ereditare.
La prima: 
- non si può ridurre la natura a mera risorsa da sfruttare impunemente
La seconda: 
- non è possibile che un paese non abbia un sistema di sanità pubblica diffuso su tutto il territorio e una scuola capace di garantire, educazione, ricerca scientifica e formazione
La terza:
- la libertà non può coincidere con una proprietà dell'individuo, non può essere ridotta al capriccio di fare quel che si vuole. Senza la solidarietà la libertà è una parola vuota. La salvezza è collettiva o non può esistere". 

A caldo, e non è una metafora, l'intervista mi stimola qualche breve considerazione.

Tre i pilastri di un Sistema di welfare: sanità - educazione - sicurezza sociale (non citata nell'intervista). 

Un Sistema diffuso, visto il dizionario Treccani: ampio, accessibile, prossimo, proattivo, distribuito uniformemente. Diffuso nello spazio. Diffuse le conoscenze e le pratiche. 

Un Sistema di sanità pubblica (sistema di salute per la collettività) e non un Sistema pubblico di sanità. 

Uno psicanalista conosce bene il significato delle parole - l'obiettivo è la salute della comunità e per questo si lega fortemente al tema della libertà. Libertà per il benessere di tutti.

Nell'ambiente tutti (esseri umani e animali) hanno diritti. Le risorse naturali vanno sfruttate nell'interesse di tutti gli esseri viventi (animali e vegetali).

La ricerca di un equilibrio fra diritti disomogenei (uomo e mondo animale - uomo e mondo vegetale) determina un stato di maggiore qualità e stabilità.









17 giugno, 2020

Tempo di malattia - tempo di cura - la dimensione tempo nel vissuto degli operatori della salute

La dimensione tempo nella malattia è strettamente collegata alla visione della medicina. Visione evidentemente fortemente dipendente da elementi culturali presenti nella comunità. Talmente radicati nella comunità da essere pervasivisi sia tra gli operatori, gli addetti esperti e competenti con anni di studio e di esperienza, sia tra gli utenti, cittadini, malati, che si rivolgono, o si rivolgeranno, al servizio sanitario. 
La visione ancora diffusa della medicina è quella di un intervento rapido, un po' geniale, risolutivo. 
Un atto eroico. Una medicina quasi miracolistica, quasi in quanto se le cose vanno per il verso giusto non c'è sacrificio di nessuno, né l'operatore sanitario, né il paziente.
Io ritengo che questa visione, anche un po' inconsapevolmente, è ancora molto diffusa. Visione diffusa anche con qualche ragione se pensiamo al mondo dell'urgenza e, generalizzando un po', all'assistenza ospedaliera nel suo complesso. 
E' evidente che il permanere di questo immaginifico modello gratifica fortemente l'operatore sanitario, e il paziente. Il medico è tentato di sentirsi un salvatore, il paziente è ben contento di aver risolto il suo problema, ha vinto la paura, ha avuto una iniezione di fiducia. 
Il legame, la relazione si rinsalda. Spesso succede questo. Dobbiamo essere tutti contenti e soddisfatti che sia così.
Non tutte le malattie, meglio: non tutti i problemi di salute che affliggono le persone rispondono a questo modello di salute/malattia che potremmo indicare come dei tempi definibili. Le patologie croniche (Long Term Care) non rispondono a questo modello, i tempi non sono definibili, la guarigione non avviene e le gratificazioni per medici e pazienti sono modeste. Piccoli successi, il più delle volte non incrementali. Ho imparato molto di questo da psichiatri e geriatri. I loro pazienti sono proprio quelli che soffrono situazioni che possono durare anni, decine d'anni, la relazione è fortissimamente condizionata da questo. In un lungo rapporto si cercano, si dovrebbero cercare piccoli elementi di reciproca gratificazione. La restitutio ad integrum non è prevista. La caratterialità, la reciproca caratterialità della relazione viene alla luce, mette in evidenza aspetti specifici da sperimentare nella continuità del lungo periodo. 
In tanti anni di lavoro, con i tanti colleghi incontrati, ho potuto osservare anche la difficoltà professionale di sopportare una, tante relazioni così strutturate.
Evidentemente, fino a quando le LTC non saranno espunte dalla gestione del servizio sanitario, perché considerate solo nella dimensione sociale, e quindi di competenza di altri (EELL e terzo settore), c'è un solo modo di rispondere alla criticità della dimensione tempo nelle patologie croniche. 
La criticità può essere affrontata con gli strumenti della organizzazione dei servizi e con la formazione degli operatori. Mi sono convinto che la formazione degli operatori sanitari di territorio deve essere in parte diversa. Deve essere diversa dalla formazione degli operatori dell'assistenza ospedaliera. Non sto pensando alla formazione sui contenuti clinici, ma alla formazione e all'organizzazione sanitaria necessaria alla gestione dei vissuti professionali in funzione della relazione a lungo termine con il paziente.
 

01 giugno, 2020

CoVid-19 e l'incertezza

Il tempo è un fattore critico primario in ogni azione della nostra vita. Il tempo è un fattore critico della attuale pandemia da CoVid-19.

E' un fattore critico non solo in quanto misura e limite delle azioni individuali e collettive, ma anche nel vissuto emotivo di ciascuno di noi, magari in maniera diversa, individualizzata, ma presente.

Ci aspettiamo, abbiamo imparato negli anni, che determinate esperienze, determinate situazioni, possano durare un certo tempo. In un film di qualche anno fa, il protagonista misurava le attività in "unità tempo". Ogni attività consuma una certa quantità di "unità tempo".

Tornando al tema della attuale Pandemia, con una accettabile dose di approssimazione, possiamo dividere le malattie in 2 grandi macrocategorie. Tradizionalmente riteniamo, più o meno a ragione, che le malattie infettive hanno una fase di incubazione determinata (14 gg), una fase acuta e quindi l'esito.  
L'atra macrocategoria, dicotomica rispetto alla precedente, è rappresentata dalle patologie croniche, le chiamiamo Long Term Care. 
Indefinibile la data di esordio e la durata, ugualmente la fase di incubazione.
Indefinibile la durata della patologia e quindi la data della guarigione che, semplicemente non c'è.

Quando conosciamo i tempi, veri o presunti di una situazione, siamo nel campo del prevedibile. Di contro la non conoscenza dei tempi ci colloca nell'imprevedibile. Incertezza.

Ormai sembra evidente che la sanità pubblica può adottare, giustamente, comportamenti straordinari per fronteggiare le soluzioni emergenti. Stato di necessità.
Ormai abbiamo imparato che la lettura dicotomica: malattie infettive vs LTC non corrisponde alla realtà. Gia l'AIDS si è manifestato come una infezione da Hiv con un decorso assimilabile ad una malattia cronica (riacutizzazioni e remissioni), non coerente con la meccanica delle malattie infettive classiche.

L'atteggiamento, la capacità di attenzione, anche della sanità pubblica, sembra in qualche modo legata al tempo. Quello che accade in un tempo definito ci galvanizza e determina provvedimenti, anche straordinari. Quello che accade in un tempo lungo, indefinito, scappa dalla nostra attenzione. Non è una priorità. Indipendentemente anche dalla effettiva mortalità.
L'epidemia di CoVid-19 ci sta allenando all'incertezza. Le indagini sierologie, ma anche i tanto attesi tamponi, non forniscono tutte le informazioni di cui avremmo bisogno. 

Dobbiamo accettare di uscire da una logica un po' meccanicistica:
causa > effetto > risoluzione. 
Dobbiamo accettare l'incertezza dei problemi di salute che hanno tempi indefiniti, forse lunghi.
Questo ci insegnerà a dedicare attenzione, a tollerare, a prioritarizzare le LTC. Questo diverso atteggiamento determinerà la più adeguata allocazione di risorse alla assistenza territoriale. Questo forse ci porterà a studiare diversi metodi e strumenti di intervento.  

20 aprile, 2020

#iostoacasa

Talvolta si commette l'errore di pensare che il problema e la soluzione siano la stessa cosa. La stessa come positivo (la soluzione), e negativo (il problema). Due facce della stessa medaglia.
L'errore spesso è dovuto al confondere un epifenomeno del problema, con il problema stesso nella sua interezza e complessità.
I disastri che la pandemia di covid-19 sta producendo (e produrrà) nella dimensione economico/finanziaria del fenomeno, sono l'ultimo aspetto assunto da un sistema produttivo logoro e fondato su valori superati (è necessario passare dal capitalismo di fortuna al mercato etico).
I danni causati alla salute dei cittadini dalla pandemia chiamano in causa molteplici aspetti che fondano le radici in fenomeni e accadimenti molto precedenti al CoVid.
Se rimaniamo ancorati alla lettura degli epifenomeni non solo non capiremo come passare dalla fase 1 alla fase 2, ma corriamo il rischio di rimanere per un tempo indefinito nella fase 1.
E' indispensabile passare all'azione, come dice il Dalai Lama, sviluppando Oasi di libero pensiero, come dice Edgar Morin. 

16 aprile, 2020

#iostoacasa

L'epidemia (pandemia) di covid-19 ha 3 dimensioni:

  1. sanitaria / salute 
  2. economica / finanziaria
  3. culturale / sociale
le tre dimensioni non possono essere considerate separatamente. Una interagisce con le altre. 
E' difficile dire che una abbia più peso delle altre

E' indispensabile agire / intervenire sulle tre dimensioni senza poter dire da quale cominciare

Morin ci suggerisce di sviluppare oasi di libero pensiero

Il Dalai Lama ci avvisa che la preghiera non basta, quindi serve l'azione

26 febbraio, 2020

#ipocondria

La paura di contrarre una malattia, la convinzione di essere ammalati in base all'errata semeiotica di segni e sintomi fisici. E' un punto di vista depressivo sulla propria fragilità. L'ipocondria porta con se l'atteggiamento lamentoso e inconsolabile; la generale sfiducia nei confronti dei sistemi di cura

21 febbraio, 2020

a proposito di #determinanti e #fattori di salute



Un interessante articolo di Giampaolo Collecchia apparso su Medicina Internazionale 



https://www.saluteinternazionale.info/2019/04/il-modello-sindemico/



il modello sindemico

Il concetto di modello sindemico è stato introdotto negli anni 90 da un antropologo medico, M. Singer. Il termine sindemico, sottoutilizzato e (relativamente) nuovo per una concettualizzazione in realtà nota, è la crasi delle parole sinergia, epidemia, pandemia ed endemia. Inizialmente applicato per le malattie infettive, in particolare HIV/AIDS e tubercolosi, il modello è utilizzabile per l’analisi delle interazioni di malattie o condizioni patologiche di qualunque tipo: patologie croniche non trasmissibili (ad esempio diabete, cancro, ictus, malattie mentali), tossicodipendenze, malnutrizione, alterazioni del comportamento[1]. In particolare, si propone di approfondire l’interazione sinergica tra due o più malattie e le situazioni sociali in cui le condizioni patologiche si realizzano, considerando non solo la classica definizione biomedica delle tipiche condizioni di comorbilità, ma anche, con uno sguardo allargato, l’interazione tra fattori genetici, ambientali e di stile di vita. Con le parole dello stesso Singer: “Syndemics are the concentration and deleterious interaction of two or more diseases or other health conditions in a population, especially as a consequence of social inequity and the unjust exercise of power”. [2,3]
Alla base del costrutto ci sono tre criteri di base:
  1. compresenza, in una stessa popolazione, di due o più malattie o condizioni di salute;
  2. presenza di fattori contestuali e sociali in grado di creare le condizioni per il loro raggrupparsi
  3. il conseguente clustering determina una interazione negativa, sul piano biologico, sociale o comportamentale, aumentando il carico di malattia nella popolazione.
Il modello sindemico è applicabile sia a livello individuale, clinico, che di popolazione, soprattutto in comunità con sfavorevoli condizioni di vita per difficoltà economiche, disuguaglianza sociali, inadeguato accesso alle cure. Esso presenta un deciso orientamento ad evidenziare le reti di connessione tra lo stato di salute/malattia e i determinanti socioeconomici in grado di determinarne la diffusione e la progressione, evitando la frammentazione assistenziale tipica dei sistemi sanitari classici. Le implicazioni riguardano tutte le azioni volte a limitare le disuguaglianze sociali e l’esposizione a fattori ambientali nocivi, in una prospettiva generale di attenzione alla tutela ed alla promozione dei diritti umani[4].


vedi anche 

Un contributo di Paolo Boldrini. ICF / Modello sindemico
Gli anni Novanta hanno conosciuto lo sviluppo contemporaneo di due modelli di salute/malattia alternativi al comune modello biologico, e che hanno fra loro diverse analogie. È una coincidenza probabilmente dovuta ad un momento storico in cui si andavano facendo sempre più evidenti le criticità dei modelli tradizionali di malattia, ed i loro limiti nel dare risposte efficaci alla domanda di salute, in un contesto epidemiologico e sociale in profonda evoluzione. In questo senso, si possono considerare i due nuovi approcci come figli dello stesso contesto culturale, anche se la loro crescita è stata apparentemente indipendente.
Uno dei due approcci è il modello ICF, ben conosciuto nel mondo della riabilitazione, che a partire dall’inizio del secolo ha sostituito il precedente modello ICIDH nelle classificazioni dell’OMS.
L’altro è il modello cosiddetto “sindemico”, certamente meno conosciuto nel nostro settore. L’occasione per parlarne è fornita da una recente serie di articoli su questo tema, comparsi su Lancet (1-4), e dalle sue possibili interessanti implicazioni per il mondo della riabilitazione.
...
A differenza dei comuni modelli medici basati sulla comorbidità e multimorbidità, l’approccio sindemico considera gli effetti sulla salute delle interazioni fra malattie ed i fattori sociali, ambientali ed economici che favoriscono tali interazioni e aggravano le malattie.
Inizialmente adottato per le malattie trasmissibili, come l’AIDS, è stato applicato successivamente anche a patologie croniche non trasmissibili, che rappresentano una causa principale di disabilità a livello mondiale, ed è questo uno degli aspetti che possono rivestire interesse per il mondo della riabilitazione.
Alla base del concetto sistemico ci sono tre criteri di base: compresenza di due o più malattie come caratteristica del quadro patologico tipico di una determinata popolazione; l’interazione fra queste malattie sul piano biologico, sociale e psicologico; i fattori sociali su larga scala (di macro-livello) che hanno causato inizialmente il raggrupparsi ed il coesistere di tali condizioni patologiche.
Il modello sindemico si può applicare sia a livello individuale, clinico, che a livello di popolazione, e ritiene che la singola malattia non si possa isolare dalle altre condizioni sanitarie e sociali. Dal punto di vista antropologico, questo rimanda alla differenza fra “disease” (un’esperienza sul piano fisico) e “illness” (un’esperienza sociale)
Risulta spontaneo rilevare in questo modello analogie con l’approccio bio-psico-sociale che caratterizza il modello ICF, e viene da chiedersi se e come possa trovare adozione e sviluppo in ambito riabilitativo.
Il modello sindemico si pone in una prevalente visione di “public health”, con un deciso orientamento a sottolineare i determinanti socio economici nella diffusione e progressione delle malattie. Le implicazioni operative non riguardano solo le politiche strettamente sanitarie, ma anche tutte le azioni che possono limitare le disuguaglianze sociali e l’esposizione a fattori ambientali nocivi, in una prospettiva generale di attenzione alla tutela ed alla promozione dei diritti umani, e non solo riguardante il diritto alla salute.
È facile rilevare come l’attenzione ai determinanti sociali accomuni questo modello al modello ICF, in cui i fattori ambientali hanno un ruolo di assoluta evidenza.
Credo sia opportuno sollecitare la nostra comunità professionale ed il mondo della riabilitazione in generale ad approfondire la conoscenza di questo approccio e ad esplorarne le possibili implicazioni teoriche ed operative.

Paolo Boldrini

Bibliografia

  1. Editorial: Syndemics: health in context – The Lancet, 2017; 389: 881.
  2. Singer M, Bulled N, Ostrach B and Mendenhall E. – Syndemics and the biosocial conception of health. The Lancet, 2017; 389: 941-50
  3. Mendenhall E, Kohrt BA, Norris SA, Ndetei D, and Prabhakaran D. Non-communicable disease syndemics: poverty, depression, and diabetes among low income populations. The Lancet 2017; 389 951-63.
  4. Willen S, Knipper M, Abadia-Barrera CE, and Davidovitch N. Syndemic vulnerability and the right to health. The Lancet 2017; 389:964-77

14 febbraio, 2020

#medicinadigenere nel SSN

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2860_allegato.pdf

Il concetto di Medicina di Genere nasce dall’idea che le differenze tra uomini e donne in termini di salute siano legate non solo alla loro caratterizzazione biologica e alla funzione riproduttiva, ma anche a fattori ambientali, sociali, culturali e relazionali definiti dal termine “genere”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il “genere” come il risultato di criteri costruiti su parametri sociali circa il comportamento, le azioni e i ruoli attribuiti ad un sesso e come elemento portante per la promozione della salute. Le diversità nei generi si manifestano: 

  • nei comportamenti, negli stili di vita così come nel vissuto individuale e nel diverso ruolo sociale 
  • nello stato di salute, nell’incidenza di molteplici patologie, croniche o infettive, nella tossicità ambientale e farmacologica, nelle patologie lavoro correlate, salute mentale e disabilità, in tutte le fasce di età (infanzia, adolescenza, anziani) e in sottogruppi di popolazione svantaggiati 
  • nel ricorso ai servizi sanitari per prevenzione (screening e vaccinazioni), diagnosi, ricovero, medicina d’urgenza, uso di farmaci e dispositivi medici
  • nel vissuto di salute, atteggiamento nei confronti della malattia, percezione del dolore, etc. 
Pertanto, in base all’indicazione dell’OMS, si definisce Medicina di Genere lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Infatti, molte malattie comuni a uomini e donne presentano molto spesso differente incidenza, sintomatologia e gravità. Uomini e donne possono presentare inoltre una diversa risposta alle terapie e reazioni avverse ai farmaci. Anche l’accesso alle cure presenta rilevanti diseguaglianze legate al genere. 

Il concetto di Medicina di Genere nasce dall’idea che le differenze tra uomini e donne in termini di salute siano legate non solo alla loro caratterizzazione biologica e alla funzione riproduttiva, ma anche a fattori ambientali, sociali, culturali e relazionali definiti dal termine “genere”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il “genere” come il risultato di criteri costruiti su parametri sociali circa il comportamento, le azioni e i ruoli attribuiti ad un sesso e come elemento portante per la promozione della salute. Le diversità nei generi si manifestano: 

  • nei comportamenti, negli stili di vita così come nel vissuto individuale e nel diverso ruolo sociale 
  • nello stato di salute, nell’incidenza di molteplici patologie, croniche o infettive, nella tossicità ambientale e farmacologica, nelle patologie lavoro correlate, salute mentale e disabilità, in tutte le fasce di età (infanzia, adolescenza, anziani) e in sottogruppi di popolazione svantaggiati 
  • nel ricorso ai servizi sanitari per prevenzione (screening e vaccinazioni), diagnosi, ricovero, medicina d’urgenza, uso di farmaci e dispositivi medici
  • nel vissuto di salute, atteggiamento nei confronti della malattia, percezione del dolore, etc. 
Pertanto, in base all’indicazione dell’OMS, si definisce Medicina di Genere lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Infatti, molte malattie comuni a uomini e donne presentano molto spesso differente incidenza, sintomatologia e gravità. Uomini e donne possono presentare inoltre una diversa risposta alle terapie e reazioni avverse ai farmaci. Anche l’accesso alle cure presenta rilevanti diseguaglianze legate al genere. 

02 gennaio, 2020

Inizia il 2020: "Nuovo sistema di garanzia, il monitoraggio dell'assistenza" - (G.U. 14 giugno 2019)

Un sistema di 88 indicatori

OSPEDALIERA
  • H01Z - Tasso di ospedalizzazione (ordinario e diurno) standardizzato per 1000 residenti
  • H02Z - Proporzione di interventi per tumore maligno della mammella eseguiti in reparti con volume di attività superiore a 135 interventi annui
  • H04Z - Rapporto tra ricoveri attribuiti a DRG ad alto rischio di inappropriatezza e ricoveri attribuiti a DRG non a rischio di inappropriatezza in regime ordinario
  • H05Z - Proporzione colecistectomie laparoscopiche con degenza inferiore a 3 giorni
  • H13C - Percentuale di pazienti (età 65+) con diagnosi di frattura del collo del femore operati entro 2 giornate in regime ordinario
  • H17C - % di Parti cesarei primari in strutture con meno di 1.000 parti all'anno
  • H18C - % di Parti cesarei primari in strutture con 1.000 parti e oltre all'anno.
PREVENZIONE
  • P01C - Copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per ciclo base (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib)
  • P02C - Copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per la 1° dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia (MPR)
  • P10Z - Copertura delle principali attività riferite al controllo delle anagrafi animali, della alimentazione degli animali da reddito e della somministrazione di farmaci ai fini delle garanzie di sicurezza alimentare per il cittadino
  • P12Z - Copertura delle principali attività di controllo per la contaminazione degli alimenti, con particolare riferimento alla ricerca di sostanze illecite, di residui di contaminanti, di farmaci, di fitofarmaci e di additivi negli alimenti di origine animale e vegetale
  • P14C - Indicatore composito sugli stili di vita
  • P15C - Proporzione di persone che hanno effettuato test di screening di primo livello, in un programma organizzato, per  mammella; Proporzione di persone che hanno effettuato test di screening di primo livello, in un programma organizzato, per cervice uterina; Proporzione di persone che hanno effettuato test di screening di primo livello, in un programma organizzato, per colon retto.
DISTRETTUALE
  • D03C - Tasso di ospedalizzazione standardizzato in età adulta (≥ 18 anni) per: complicanze (a breve e lungo termine) per diabete, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e scompenso cardiaco
  • D04C - Tasso di ospedalizzazione standardizzato (per 100.000 ab.)  in età pediatrica (< 18 anni) per asma e gastroenterite 
  • D09Z - Intervallo Allarme-Target dei mezzi di soccorso
  • D10Z - Percentuale di prestazioni, garantite entro i tempi, della classe di priorità B in rapporto al totale di prestazioni di classe B
  • D14C - Consumo di farmaci sentinella/traccianti per 1.000 abitanti. Antibiotici
  • D22Z - Tasso di pazienti trattati in ADI (CIA 1, CIA 2, CIA 3)
  • D27C - Percentuale di ricoveri ripetuti in psichiatria sul totale dei ricoveri per patologie psichiatriche
  • D30Z - Numero deceduti per causa di tumore assistiti dalla Rete di cure palliative sul numero deceduti per causa di tumore
  • D33Z - Numero di anziani con età ≥ 75 anni non autosufficienti in trattamento socio-sanitario residenziale R1, R2, R3 in rapporto alla popolazione residente per 1000 abitanti.sistema di garanzia

Agricoltura sostenibile