Draghi richiama l'attenzione su una questione spesso trascurata
I miei primi 40anni con il SSN. #salute #competenze #medicalhumanities #organizzazione
da Scienza in rete di Eugenio Paci:
La vicenda del Piano Pandemico italiano ...
... Il metodo capro espiatorio, identificato con ampia copertura mediatica, ha come risultato quello di affidare la lettura di ogni fatto alla magistratura, che si presume possa portare alla verità con l’azione giudiziaria. La nostra storia recente dimostra, a mio parere, che non è così. Il problema è assai più profondo. La crisi del sistema di sanità pubblica in Italia esiste da anni ed è sia professionale che di governance. Non si tratta solo di risorse, di certo ridotte rispetto alle aspettative, ma soprattutto di mancanza di rinnovamento tecnico, confusione politico-istituzionale e predominio di posizioni corporative. La riforma dell'istituto Superiore di Sanità, che pure era ormai necessaria, ha creato negli scorsi anni molti contrasti, soprattutto nel settore della gestione della sorveglianza epidemiologica. Al di là dei motivi specifici degli scontri, tale riforma non ha in ogni caso costituito l’avvio di una nuova struttura complessiva di governance. Uno stop politico che si è manifestato chiaramente con le dimissioni di Ricciardi, poi divenuto durante Covid-19 un consulente del Ministro Speranza, ma in primis un battitore libero della comunicazione.
Non si è, in tanti anni, affrontata in nessun modo la questione del rapporto Stato-Regioni, che non è solo questione costituzionale legata al Titolo V, ma anche inconsistenza delle reti tecnico-professionali, uno strumento operativo e di gestione cui la struttura della Conferenza Stato-Regioni non può bastare. La mancanza di una leadership di sanità pubblica, con forte autonomia e qualificazione a livello professionale e in grado di autorevolmente interagire con la politica nella gestione della pandemia, si è pesantemente sentita nella crisi Covid-19. C’è qualcosa nella conflittualità esasperata di questi anni in Italia che sembra più il portato di una stagione politica – e mediatica - che della sostanza tecnica, scientifica e professionale che deve informare una azione di sanità pubblica.
Ormai da anni, invece di interpellare la politica e le istituzioni, ci si accanisce a trovare il singolo responsabile, senza riuscire mai a confrontarsi sui programmi e sull’organizzazione o su fatti scientifici. Si cavalcano, spesso solo mediaticamente, pregiudizi, interessi corporativi o sospetti, in maniera più o meno fondata, ma sempre con grande rumore. Invece di favorire il cambiamento, si rischia di promuovere la conservazione del potere esistente o fenomeni gattopardeschi, facce nuove per pratiche antiche, che, spero, non saranno più tollerate.
La prospettiva che i fondi a prestito europei ci aprono può permettere una ripartenza, ma se non c’è chiarezza e condivisione di cosa deve essere cambiato e di come si governa la sanità pubblica rischiamo di ritrovarci ancora in questo, ormai assai paludoso, stallo. Mi auguro le società scientifiche e i diversi interessati e protagonisti della sanità pubblica siano consapevoli dell’urgenza. I dolorosi lutti li abbiamo avuti e li avremo ancora, attenzione all’ira funesta.
Judy Wajcman, sociologa della London School of Economics,
...
In questi mesi, addirittura a livello europeo, sta prendendo piede una discussione a cui io plaudo molto e che seguo con interesse a proposito della cosiddetta “innovazione responsabile”. Nel concreto, se qualcuno fa domanda per una sovvenzione europea a favore di un progetto, quella persona deve essere in grado di dimostrare la propria responsabilità a livello etico e di rendere conto del valore sociale della propria idea. Credo che iniziare a discutere sulla tecnologia anche in termini di responsabilità etica sia fondamentale. Un’altra cosa che mi ha colpito è che oggi sembra essere di moda un’adorazione per gli algoritmi, si parla perfino di “governo algoritmico”. Eppure, dopo gli eventi legati al movimento Black Lives Matter, è stato appurato che alcuni algoritmi erano stati usati in maniera volutamente discriminatoria – ma direi che lo stesso sistema automatico del welfare system statunitense è tale da riprodurre implicitamente le disuguaglianze sociali vigenti nella società americana. Quindi anche in questo caso è importante discutere (al momento se ne parla più che altro a livello accademico) di “algoritmi etici”, che devono essere studiati, vagliati e valutati prima di essere applicati alle politiche governative per esempio, per fare in modo che non venga perpetrata discriminazione di nessun tipo.
...
Per leggere l’intera intervista:
https://www.iltascabile.com/scienze/tirannia-tempo/
GLI 8 STEP DEL CAMBIAMENTO
Nel suo bestseller “Leading Change” John Koer identifica 8 step fondamentali da percorrere in un processo di cambiamento.
SENSO DI URGENZA
Creare un senso di necessità verso il cambiamento stesso che ne faccia percepire l’importanza per tua l’organiz- zazione.
CREARE UNA VISIONE
Delineare in maniera efficace la visione del punto di arrivo a cui si mira nel processo di cambiamento.
RIMUOVERE GLI OSTACOLI
Rinforzare i comportamenti positivi gratificando pubblicamente le persone che supportano il cambiamento. Identificare problemi degli oppositori e provare a risolverli.
NON MOLLARE LA PRESA
Analizzare ogni obieivo raggiunto tracciando cosa ha funzionato e quali sono invece gli elementi migliorabili da riprogeare.
COSTRUIRE IL TEAM
Individuare gli “agenti del cambiamen- to”, ovvero le persone che possono aiutarvi nel percorso.
COMUNICARE LA VISIONE
Comunicare efficacemente la visione progeata ai collaboratori di tui i livelli con forza e in modo costante.
CREARE QUICK WINS
Progeare qualche obieivo di breve termine che abbia una ricaduta immedia- ta in fao di visibilità e di risultati oenuti per convincere anche i più sceici.
FARE ATTECCHIRE
Incorporare il cambiamento nella cultura aziendale facendolo interiorizzare alle persone per scongiurare un ritorno allo stato iniziale.
blog.teamsystem.com
CHANGE MANAGEMENT
Hook S.r.l.
E noi quando cominciamo almeno a parlarne della diversa organizzazione post CoVid-19 di MMG e PLS
Nulla sarà come prima. Davvero?
Da Salute Internazionale un interessante articolo
https://www.saluteinternazionale.info/2020/11/medicina-di-famiglia-in-portogallo/?pdf=18058
Concludo sottolineando che le disuguaglianze sociali non hanno soltanto influenzato l’aumento del rischio nei lavoratori precari, ma hanno colpito anche ai gruppi più vulnerabili della società, quelli che hanno perso il lavoro o che si trovavano già in una situazione di esclusione sociale, e ai quali gli aiuti promessi dello stato, stanno arrivando lentamente e in ritardo a causa delle barriere burocratiche (come nel caso del Reddito Minimo Vitale), motivo per cui si sono sviluppate azioni solidaristiche dei gruppi di mutuo soccorso di questi quartieri per sopperire a queste carenze.
Abbiamo bisogno di un po’ di tempo, non soltanto per vedere come si comporta questa seconda ondata, ma per capire l’impatto che tanto il sovraccarico del sistema sanitario, quanto l’aumento delle disuguaglianze sociali avranno sulla salute collettiva dei cittadini spagnoli.
Javier Segura del Pozo, medico di sanità pubblica, Madrid
Traduzione di Maria Josè Caldes, medico di sanità pubblica, Firenze
La pandemia di Covid-19 riprende a correre ancora più di prima. Riprendono ancora più frequenti gli appelli alla territorialità. Tutti affermano che il Covid si batte sul territorio.
Come spesso succede quando i ragionamenti si riducono a slogan più facilmente si diffondono. Più facilmente se ne perde però il significato.
Lo slogan si trasforma, un po' alla volta in mantra. La soluzione verrà quindi dalla meditazione collettiva? Auguriamocelo.
Io sono fortemente convinto che la soluzione deve venire fuori dal dibattito, civile ma serrato, dal confronto.
Il più delle volte mi capita di ascoltare, o leggere, a proposito di territorio, alcune proposte che riguardano il dipartimento di sanità pubblica (dipartimento di prevenzione), e proposte che riguardano una parte delle cure primarie, MMG e PLS. Tutto qui? Il sostantivo TERRITORIO è diventato una sineddoche. Il contenente diventa contenuto.
Questa settimana L'Espresso ed Emergency annunciano una iniziativa per la sanità pubblica "le idee che fanno bene". Sicuramente una buona proposta di una gloriosa ONLUS e di un autorevole settimanale.
Non vedo, almeno io non vedo, la partecipazione dei tanti bravi operatori del SSN a questa fase che vorremmo di rinascita.
La pandemia riprende a correre e si moltiplicano le segnalazioni che dicono che siamo arrivati, almeno in parte, impreparati alla prevista ripresa d'autunno del Covid.
Il territorio non si è sviluppato quanto necessario e auspicato.
Io sono convinto che questo è successo perché manca il confronto, il dibattito sulle idee e sulle competenze.
Abbiamo bisogno di ridisegnare l'assistenza alla persona nel contesto extra ospedaliero. Non dobbiamo scambiare l'assistenza territoriale collettiva del dipartimento territoriale con l'assistenza alla persona. Assistenza di base ma anche specialistica. Assistenza extra ospedaliera, ma anche domiciliare e residenziale. Assistenza no-profit anche attraverso soggetti privati accreditati.
In questa delicata fase non possiamo rinunciare al pensiero organizzativo. Non possiamo rinunciare a coltivare le idee. Non possiamo abdicare al nostro ruolo di curare le idee sbagliate.
Senza radici culturali, senza formazione e ricerca all’altezza dei problemi che devono affrontare gli operatori delle cure primarie, dai medici di famiglia agli infermieri, sono destinati a rimanere le Cenerentole del SSN (G. Maciocco) cure primarie, come?
![]() |
| La Repubblica Salute 22.09.20 |
Il Manifesto “Verso il libro azzurro” prodotto da un gruppo di giovani medici di famiglia, infermieri e antropologi ha l’ambizione di
rinnovare in profondità le cure primarie e la medicina di famiglia in Italia.
Un gruppo che – si vede dal nome “Campagna 2018. Primary Health Care. Now or never” – ha come faro ideale e strategico la (molto nota) Dichiarazione di Alma Ata del 1978 e come riferimento politico e programmatico un documento sconosciuto in Italia, ma non in Portogallo: il Libro Azzurro, “Livro Azul – Um futuro para a Medicina de Familia em Portugal”.
![]() |
| La Repubblica Salute 22.09.20 |
E' mai realmente esistita la medicina di territorio?
Cosa abbiamo imparato da Covid-19? Recalcati in un'intervista a La Repubblica di oggi risponde così.
"Ci sono almeno tre tremende lezioni del Covid-19 che ci converrebbe non dimenticare ed ereditare.
La prima:
- non si può ridurre la natura a mera risorsa da sfruttare impunemente
La seconda:
- non è possibile che un paese non abbia un sistema di sanità pubblica diffuso su tutto il territorio e una scuola capace di garantire, educazione, ricerca scientifica e formazione
La terza:
- la libertà non può coincidere con una proprietà dell'individuo, non può essere ridotta al capriccio di fare quel che si vuole. Senza la solidarietà la libertà è una parola vuota. La salvezza è collettiva o non può esistere".
A caldo, e non è una metafora, l'intervista mi stimola qualche breve considerazione.
Tre i pilastri di un Sistema di welfare: sanità - educazione - sicurezza sociale (non citata nell'intervista).
Un Sistema diffuso, visto il dizionario Treccani: ampio, accessibile, prossimo, proattivo, distribuito uniformemente. Diffuso nello spazio. Diffuse le conoscenze e le pratiche.
Un Sistema di sanità pubblica (sistema di salute per la collettività) e non un Sistema pubblico di sanità.
Uno psicanalista conosce bene il significato delle parole - l'obiettivo è la salute della comunità e per questo si lega fortemente al tema della libertà. Libertà per il benessere di tutti.
Nell'ambiente tutti (esseri umani e animali) hanno diritti. Le risorse naturali vanno sfruttate nell'interesse di tutti gli esseri viventi (animali e vegetali).
La ricerca di un equilibrio fra diritti disomogenei (uomo e mondo animale - uomo e mondo vegetale) determina un stato di maggiore qualità e stabilità.